Ci sono persone che iniziano a leggere i libri partendo dalla fine, e altri, come Lei, che non lo farebbero mai. Eppure stasera, per una volta, ha saltato prologo e capitoli per giungere subito all’epilogo. Mi spiego. Di solito, varcata la soglia di una Galleria d’Arte, la prima cosa che le piace fare è perdersi nelle opere, per poi guardare i visitatori e, infine, se possibile andare verso l’artista. Le lascia il tempo di entrare in questo mondo nuovo che le si offre davanti agli occhi. Invece stasera, appena arrivata in Galleria Elleni, Uber Calori le ha subito presentato Gianni Berengo Gardin. Impossibile per Lei avere qualcosa di sensato da dire “a freddo”; si è dunque accontentata di chiedere un autografo (niente di molto originale, tuttavia sempre meglio che fare scena muta).

Imbarazzata, però felice di avere il catalogo della mostra con tanto di dedica, avrebbe voluto riprendere la lettura dall’inizio. Ma, un po’ perché c’erano tanti visi conosciuti da salutare...
e molto perché ce n’erano alcuni nuovi da conoscere, ha dovuto proseguire il suo percorso alla rovescia. Badate non si è certo lamentata, anzi, è solo che le è sembrato inusuale e che gli ci sono voluti alcuni minuti per capire cosa le sarebbe piaciuto chiedere a tutti questi grandi nomi della fotografia che le venivano presentati. L’illuminazione le è venuta fotografando (forse non è il termine giusto di fronte a veri fotografi, ma come lo chiamereste voi quest’atto di prendere una macchina fotografica in mano e azionarla per portare a casa un ricordo?) Bruno Di Bello e Mario Cresci.
Voleva sapere qual scatto li colpiva di più. Bruno non ha esitato neanche un secondo. “
Quello più surreale perché lascia maggior spazio all’immaginazione”. Riferendosi a
In vaporetto, Venezia,1960:
Mario, lui, ha indicato lo scatto che si potrebbe chiamare tra guerra e pace:
Berlino, 1982.
Poi all’unisono hanno indicato uno degli scatti più famosi: le mani dell’amica immersa in acqua che sta per risalire in barca: Catania, 2001.
L’attenzione di Maurizio Buscarino (da sinistra: Francesco Lussana e Maurizo)...
si è invece soffermata su uno scatto barocco che gli ricorda la Sicilia, perché secondo lui coglie l'attimo in tutta la sua realtà, senza messa in scena:

Spagna 1970.
Letto l'epilogo, sfogliati i capitoli "principali", ormai non rimaneva che il prologo: scoprire a sua volta le foto esposte, gustandosi le reazioni dei visitatori...

Finché, attratta da un uomo che sembrava divertirsi nel guardare
Emigrati - Milano, 1970, ha attaccato bottone. Estroverso, Antonio Agosta le ha spiegato che si riconosceva in quel ragazzino con tutti i suoi ricordi racchiusi in una valigia di cartone; lui stesso ha lasciato la Sicilia a 13 anni sperando di potersi costruire altrove una vita migliore.


Ormai ambientata,
c’est le coeur léger che ha seguito l’allegra compagnia verso
L’Osteria Ai tre Gobbi.
Infatti si è divertita a fermare Uber fuori dalla porta
le temps d’un reflet... che sembra fissare un piccolo viaggio nel tempo: il passato (poco illuminato) raffigurato dalla strada da dove proviene, il presente, Uber che sta entrando, e il futuro, con l’interno dell’Osteria illuminato e gioioso con le coloratissime confezioni di dolcetti.

Seduta tra Mario Cresci e Bruno Di Bello, e proprio di fronte a Gianni Berengo Gardin,
elle ne savait plus où donner de la tête. Avrebbe voluto scoprirli tutti i tre allo stesso tempo... La conversazione, invece, l’ha portata prima
dans les coulisses di Bruno Di Bello che, appena ha saputo della sua passione per il carcere, le ha raccontato dei suoi tre giorni in gattabuia. Inutile dirvi che era un malinteso, infatti quando la polizia della sua terra natale, Torre del Greco, l’ha arrestato scambiandolo per uno dei barcaioli che protestavano, incuriosito, guardava tutto con occhio divertito. Ma trascorsa la prima notte, il primo giorno, quindi la seconda notte e il secondo giorno, il suo sguardo si è fatto inquieto. Finché, durante la terza notte, un secondino l’ha chiamato: era libero. Dalla paura che fosse un altro errore, appena varcato il cancello, si è messo a correre verso la libertà.
Sospiro. Immagino la curiosità di Lei nel sentire quest’aneddoto.
Poi, tra una portata e l’altra, ha cercato di capire se tutte le interviste e i video dedicati a Gianni Berengo Gardin scoperti i giorni scorsi, narravano la realtà. Ma dovrò aspettare il numero novembre di
BergamoUp perché non ha voluto svelarmi niente (dice che altrimenti poi non leggo il suo pezzo, che idea!) Così mi sono fatto raccontare di questo vicino di casa che non ha mai neanche incrociato per strada (ma tanto Lei non fa testo, cammina sempre con la testa tra le nuvole): Mario Cresci. Premuroso come sempre, Uber le ha procurato il catalogo della sua ultima mostra e, guidata dalla voce del fotografo, ha scoperta la
Sottotraccia di Bergamo... ossia quelli che per lui sono i retroscena della nostra città.
E siccome poco distante c'era Francesco Lussana che parlava della rubrica che Lei gli ha dedicato, e del suo Salottino Virtuale, Gianni Brengo Gardin, curioso almeno quanto Lei, se non di più, ha voluto sfogliare l'ultimo numero di
BergamoUp. Non vi dico la gioia di Lei.

Finita la cena, Marco è passato a chiedere cosa volevano per dolce. Indovinate cosa ha chiesto Gianni Berengo Gardin.... un gelato ovviamente, giacché nella sua scala dei valori al primo posto c’è: la Leica! seguita dalle donne e, subito dopo, da questo peccato di gola.
E guardate con quanta gola si gusta questo Croccantino. Vedendola sorridere per avergli rubata quest’espressione golosa, come per scusarsi ha confessato: “Non resisto neanche il tempo che si sciolga un po’”.


Al momento del commiato, le sue origini oltralpi sono riaffiorate; così ha abbracciato Gianni Berengo Gardin, ringraziandolo per l’onore, mentre lui ha protestato: “non un onore, un piacere.” Di fronte a tanta semplicità, non ha resistito e si è messa in posa per questo scatto.

Poi presi tutti dalla gioia del momento, Cristiano Calori si è reso complici di Mario Cresci e Bruno Di Bello che, invece di guardare l’obiettivo continuavano a fissarla, facendola... scomparire dalla foto...

Per poi riapparire i pomelli arrossati: