Dans les coulisses di un evento: Plaza OLTRE IL LIMITE – XX anniversario della caduta del muro di Berlino... verso l’EXPO UNIVERSALE 2015

Per una volta che dormiva è stata la sveglia a rapirla alle braccia di Morfeo. Erano le tre meno dieci. In poco più di mezz’ora ha fatto colazione, doccia e controllato la borsa.

3:36 era già in autostrada con l’organizzatore, Sergio Radici e l’artista, Francesco Lussana e alle 4:15 parcheggiavano la macchina al numero 18 di Corso Matteotti per iniziare il giro di ricognizione tra le vie del centro in compagnia anche del curatore della mostra, Leonardo Conti e di Leo, il suo gallerista.

La prima la colpisce molto. Si tratta di un muro che una volta abbattuto lascia fuoriuscire gli animali (in polistirolo) che corrono verso la libertà (Lei ci vede una barca di Noe che, dopo il Diluvio Universale, riporta la vita, la speranza grazie alla libertà). Era: La natura oltre il muro di Mariano Pieroni e Alberto Cropelli.

La città è silente, tutti sembrano dormire ancora. Sul Viale Vittorio Emanuele si alternano altre opere... (le trovate sul sito della manifestazione : http://www.milanoplaza.it/ )





Un artista sta affinando la sua opera sotto la pioggia, si fermano a salutarlo...




Piazza S. Babila...



Poi piazza fontana.
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Starhotels dove l’istallazione di Ruggero Maggi, Doppio singolo, la fa sorridere; i muri più duri da abbattere non sono sempre quelli che crediamo:


Verso le 5 la città inizia a risvegliarsi, i primi passanti corronoe verso mete sconosciute, Francesco e Lei si staccano dal gruppo. Devono andare sul Piazzale Duca D’Aosta, dove hanno appuntamento con la Despe e Max impresa per l’istallazione definita come la più imponente e la più concettuale, quella di Francesco:



E lì inizia un’attesa lunga sei ore tra pioggia, esitazioni, momenti di tensioni e risate per sdramatizzare.

















I primi ad arrivare sono quelli della Despe con un Guardiano dalle dimensioni impressionanti!



I primi passi del guardiano...
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I primi filmati...
Poi di nuovo l’attesa inattiva, il muro è così pesante che non riescono a caricarlo sul camion.
Lei si diverte a cogliere le prime reazioni.

Un passante tocca con mano, sparisce, e torna armato di macchina fotografica e obiettivi vari. Bruno, Lei attacca bottone ovviamente, realizza le sue composizioni con la rivista Europeo e immortala ogni angolo del moderno guardiano delle libertà...


Quindi altri curiosi si fermano, ma non lo sfiorano...


Il tempo passa, il cielo è sempre plumbeo e l'umidità penetra sempre più nelle ossa, così Fabrizio, un meccanico della Despe, le regala una beretta dell'azienda e la lascia scaldarsi salendo in groppa al guardiano... pour sa plus grande joie!!!




Dopo quasi due ore di fiato sospeso il muro arriva. Il guardiano allora s’innalza, osserva il Male-fatto sotto tutti i suoi aspetti e...


e decide di stare a guardare fino al 22 novembre (giorno in cui deciderà il da farsi...).


Loro, invece, corrono verso la metropolitana, mancano solo venti minuti all’inaugurazione.
Nel cortile di Palazzo reale, un altro muro. Quello di DTAO (Dario Milana), intitolato Freedom.





I fotografi si calcano attorno all’artista e ai rappresentanti delle istituzioni, quali Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla cultura - bel uomo ma troppo consapevole della sua bellezza per piacerle - Letizia Moratti, Ignazio La Russa ed altri. Lei si diverte a guardarli. Coglie atteggiamenti blasés, gesti automatici, discorsi di circostanza, ma...

poi arriva il momento della performance e i nostri rappresentanti sono i primi a divertirsi...
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Alla fine dell'inaugurazione, i primi successi per Francesco arrivano già: Pina gli chiede se accetta di portare il suo moderno guardiano delle libertà a Vercelli a fine mese. La Despe e Max impresa acconsentano, l’avventura continua.

P.S.: non resistono, prima di tornare a casa, si fermano... in stazione Centrale:
Dei ragazzi hanno già cominciato a dare vita al muro, seguono l’esempio - avec les moyens du bord - divertiti...
































Un mio padrino l'interroga: “Scrivere un libro e' una cosa straordinaria e a me interessa sapere, cosa scrive e perché una persona scrive”.


E Lei risponde:
Il mio primo libro, come tu ben sai per averlo adottato, l’ho scritto perché, reduce da un periodo molto difficile sous bien des aspects, ero smarrita e cercavo attraverso le mie passioni (scrittura, ricerca dell’uomo dietro il personaggio, musica, prigioni nostre e degli altri, e viaggi verso altre culture) una nuova direzione da seguire: la mia.
Questo secondo libro invece è nato quando mi sono accorta che ero andata Dans les coulisses... di quattro uomini, senza mai neanche pensare a rivolgermi ad una donna. Avrei potuto rispondermi che era stato un caso (tutto il libro è il frutto di incontri casuali), ma in cuor mio sapevo che la risposta era più articolata... per avevo trascorso, come tante, un’infanzia a voler somigliare ad un uomo, un’adolescenza a fingere di essere una donna anzitempo, e i miei primi anni da adulta bistrattando la mia femminilità per condizionamenti culturali credo.

Così al tramonto del mio primo trentennio, tra ironia, provocazioni, tentativi di erotismo, exercices de style e confidenze, ho cercato di riconciliarmi con il mio lato femminile attraverso una ricerca di complicità, forse a volte maldestra, ma sempre sincera, con l’altra metà del cielo: gli uomini.
Spero di aver risposto al cosa scrivo.
Ora per il perché lo faccio la risposta è più facile: la scrittura è vita per me, in essa mi perdo per poi trovarmi e mi dono agli altri perché solo così mi sento viva.

Benvenuta piccola Renée...

Forse, se non smettiamo di crederci, a volte i sogni si avverano per davvero...
Tra tanti bambini che nascono per caso, o desiderati ma senza difficoltà, la piccola Renée è proprio un miracolo della vita... infatti Lei la guardava con le lacrime agli occhi e non riusciva ancora a crederci, le sembrava impossibile... invece Renée era lì, davanti a Lei che dormiva serena e bellissima sotto lo sguardo finalmente felice di sua madre.

Avrei voluto regalarle pastelli e libri di poesia perché la sua vita fosse sempre piena di colori e di magia, ma Lei ha esitato e poi mi ha detto che forse era troppo presto. Secondo me non è mai troppo presto per certe cose, quindi piccola Renée, envers et contre toute logique, io ti mando questo pensiero di R. Begnini, è un piccolo inno alla vita, credo. Faisant bon usage:

I giovedì musicali con Massimiliano Aresi...

Il posto non è facile da trovare perché, una volta avviati in Via Zanica e trovato il cartello che indica il centro Galassia, bisogna varcare quello che sembra un cancello di una ditta per trovare LA SCALA Cafè, ma il pub-ristorante è molto carino.

Paola ha prenotato per fortuna, quindi uno dei pochi tavoli rimasti liberi è per loro. Lei non sapeva che facesse anche ristorante quindi è venuta a pancia piena.

Paola e Franco invece ordinano da mangiare. (Fa ridere tutti con il suo latte caldo senza schiuma, mais que voulez-vous, elle est comme ça, ci sono giorni in cui non le farete bere null’altro... sono i giorni in cui ha voglia di coccole, di gustarsi il caldo nettare che piano piano la riscalda et la réconforte).

Rifocillata, ha iniziato a divertirsi con la sua macchina fotografica...

Paola (della galleria Marelia, vi ricordate?) si presta...





Franco lui sfugge,












o si nasconde,













Quindi dovrà accontentarsi di questo scatto di lui in piedi e di spalle:



Qualcuno balla in un angolino...

Loro, più pudichi, cantano dondolandosi sulla sedia.
Franco riconosce tutti i titoli e ricorda il nome dei cantautori, Lei invece riconosce quelli che, come Gianni Morandi, sono stati protagonisti delle commedie che guardava per ore i primi anni che era in Italia per imparare la lingua.


Se vi piacciono le serata Live con le più belle canzoni della Musica leggera Italiana Anni '60 - '70 - '80... l’appuntamento è ogni giovedì[1] e l’ingresso è libero, ma vi consiglio di prenotare!


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P.S.: L’uomo che vedete passare nel filmato... è Franco!!! Sorrido, è proprio una piccola peste, aveva già registrato diversi pezzi, ma quando ha visto Franco tornare dopo aver fumato la sua sigaretta all’esterno, non ha resistito a prendere, scusate l’espressione, due piccioni con una fava.


[1] Presso LA SCALA Cafè - Via Ponti 24 - BERGAMO (Vicino C/C Galassia)
Tel.: 035.45.92.555

Su myspace trovate tutto il percorso di Massimiliano con Radio Italia, Radio 105 e non solo:

http://www.myspace.com/massimilianoaresi1970

Laura travia il quintetto allargato...

Il rito stasera si svogle da Gianfranco, mancano i gemelli, e Rama scappa presto perché è stanco, ma c'è Silvia!!
Oltre ad aver preparato una pasta al forno deliziosa, Laura ha portato Pictionary, e nessuno resiste...







Fabri è sicuramente un grande musicista,








e Silvia un genio della chimica, mais question dessin...








per non parlare di Laura...









e di Gianfranco: secondo lui, questo è l’AGENTE 007...

e questo il verbo tormentare:

La sua raffigurazione della donna è eloquente e gli altri non mancano di farglielo notare tra risate e prese in giro.

Quattro passi nei colori dell’autunno... verso il rifugio Gherardi


Dopo una tappa caffè a San Pellegrino, direzione Val Taleggio, l’Orrido, Pizzino e poi, scarponi ai piedi, inizia l'ascesa... in ordine di cordata: Achile, Gennaro, Manuela, Agnese, Gianfranco e Isa nascosta dietro la sua macchina fotografica:

Per strada, ogni tanto, Lei si isola per cogliere il silenzio che la circonda... un silenzio fatto in lontananza da qualche sparo - la caccia è aperta -, dal tintinnio delle campane di una mandria poco distante e, tra i cespugli, dal frinire dei grilli...


All’orizzonte una lieve foschia avvolge il Resegone di una magia surreale...


E, dopo un pranzo più che copioso, un po’ di ozio tra chiacchiere e tentativi di pennichella...


E poi, il sole inizia il suo tramonto; si deve tornare a casa.

Alla scoperta di Gianni Berengo Gardin e non solo...

Ci sono persone che iniziano a leggere i libri partendo dalla fine, e altri, come Lei, che non lo farebbero mai. Eppure stasera, per una volta, ha saltato prologo e capitoli per giungere subito all’epilogo. Mi spiego. Di solito, varcata la soglia di una Galleria d’Arte, la prima cosa che le piace fare è perdersi nelle opere, per poi guardare i visitatori e, infine, se possibile andare verso l’artista. Le lascia il tempo di entrare in questo mondo nuovo che le si offre davanti agli occhi. Invece stasera, appena arrivata in Galleria Elleni, Uber Calori le ha subito presentato Gianni Berengo Gardin. Impossibile per Lei avere qualcosa di sensato da dire “a freddo”; si è dunque accontentata di chiedere un autografo (niente di molto originale, tuttavia sempre meglio che fare scena muta).

Imbarazzata, però felice di avere il catalogo della mostra con tanto di dedica, avrebbe voluto riprendere la lettura dall’inizio. Ma, un po’ perché c’erano tanti visi conosciuti da salutare...
e molto perché ce n’erano alcuni nuovi da conoscere, ha dovuto proseguire il suo percorso alla rovescia. Badate non si è certo lamentata, anzi, è solo che le è sembrato inusuale e che gli ci sono voluti alcuni minuti per capire cosa le sarebbe piaciuto chiedere a tutti questi grandi nomi della fotografia che le venivano presentati. L’illuminazione le è venuta fotografando (forse non è il termine giusto di fronte a veri fotografi, ma come lo chiamereste voi quest’atto di prendere una macchina fotografica in mano e azionarla per portare a casa un ricordo?) Bruno Di Bello e Mario Cresci.
Voleva sapere qual scatto li colpiva di più. Bruno non ha esitato neanche un secondo. “Quello più surreale perché lascia maggior spazio all’immaginazione”. Riferendosi a In vaporetto, Venezia,1960:
Mario, lui, ha indicato lo scatto che si potrebbe chiamare tra guerra e pace:
Berlino, 1982.
Poi all’unisono hanno indicato uno degli scatti più famosi: le mani dell’amica immersa in acqua che sta per risalire in barca: Catania, 2001.

L’attenzione di Maurizio Buscarino (da sinistra: Francesco Lussana e Maurizo)...

si è invece soffermata su uno scatto barocco che gli ricorda la Sicilia, perché secondo lui coglie l'attimo in tutta la sua realtà, senza messa in scena:

Spagna 1970.

Letto l'epilogo, sfogliati i capitoli "principali", ormai non rimaneva che il prologo: scoprire a sua volta le foto esposte, gustandosi le reazioni dei visitatori...


Finché, attratta da un uomo che sembrava divertirsi nel guardare Emigrati - Milano, 1970, ha attaccato bottone. Estroverso, Antonio Agosta le ha spiegato che si riconosceva in quel ragazzino con tutti i suoi ricordi racchiusi in una valigia di cartone; lui stesso ha lasciato la Sicilia a 13 anni sperando di potersi costruire altrove una vita migliore.



Ormai ambientata, c’est le coeur léger che ha seguito l’allegra compagnia verso L’Osteria Ai tre Gobbi.










Infatti si è divertita a fermare Uber fuori dalla porta le temps d’un reflet... che sembra fissare un piccolo viaggio nel tempo: il passato (poco illuminato) raffigurato dalla strada da dove proviene, il presente, Uber che sta entrando, e il futuro, con l’interno dell’Osteria illuminato e gioioso con le coloratissime confezioni di dolcetti.

Seduta tra Mario Cresci e Bruno Di Bello, e proprio di fronte a Gianni Berengo Gardin, elle ne savait plus où donner de la tête. Avrebbe voluto scoprirli tutti i tre allo stesso tempo... La conversazione, invece, l’ha portata prima dans les coulisses di Bruno Di Bello che, appena ha saputo della sua passione per il carcere, le ha raccontato dei suoi tre giorni in gattabuia. Inutile dirvi che era un malinteso, infatti quando la polizia della sua terra natale, Torre del Greco, l’ha arrestato scambiandolo per uno dei barcaioli che protestavano, incuriosito, guardava tutto con occhio divertito. Ma trascorsa la prima notte, il primo giorno, quindi la seconda notte e il secondo giorno, il suo sguardo si è fatto inquieto. Finché, durante la terza notte, un secondino l’ha chiamato: era libero. Dalla paura che fosse un altro errore, appena varcato il cancello, si è messo a correre verso la libertà.
Sospiro. Immagino la curiosità di Lei nel sentire quest’aneddoto.
Poi, tra una portata e l’altra, ha cercato di capire se tutte le interviste e i video dedicati a Gianni Berengo Gardin scoperti i giorni scorsi, narravano la realtà. Ma dovrò aspettare il numero novembre di BergamoUp perché non ha voluto svelarmi niente (dice che altrimenti poi non leggo il suo pezzo, che idea!) Così mi sono fatto raccontare di questo vicino di casa che non ha mai neanche incrociato per strada (ma tanto Lei non fa testo, cammina sempre con la testa tra le nuvole): Mario Cresci. Premuroso come sempre, Uber le ha procurato il catalogo della sua ultima mostra e, guidata dalla voce del fotografo, ha scoperta la Sottotraccia di Bergamo... ossia quelli che per lui sono i retroscena della nostra città.
E siccome poco distante c'era Francesco Lussana che parlava della rubrica che Lei gli ha dedicato, e del suo Salottino Virtuale, Gianni Brengo Gardin, curioso almeno quanto Lei, se non di più, ha voluto sfogliare l'ultimo numero di BergamoUp. Non vi dico la gioia di Lei.


Finita la cena, Marco è passato a chiedere cosa volevano per dolce. Indovinate cosa ha chiesto Gianni Berengo Gardin.... un gelato ovviamente, giacché nella sua scala dei valori al primo posto c’è: la Leica! seguita dalle donne e, subito dopo, da questo peccato di gola.
E guardate con quanta gola si gusta questo Croccantino. Vedendola sorridere per avergli rubata quest’espressione golosa, come per scusarsi ha confessato: “Non resisto neanche il tempo che si sciolga un po’”.
















Al momento del commiato, le sue origini oltralpi sono riaffiorate; così ha abbracciato Gianni Berengo Gardin, ringraziandolo per l’onore, mentre lui ha protestato: “non un onore, un piacere.” Di fronte a tanta semplicità, non ha resistito e si è messa in posa per questo scatto.

Poi presi tutti dalla gioia del momento, Cristiano Calori si è reso complici di Mario Cresci e Bruno Di Bello che, invece di guardare l’obiettivo continuavano a fissarla, facendola... scomparire dalla foto...
Per poi riapparire i pomelli arrossati: